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01.04.06
Purtroppo, forse.
Quel desiderio l'avevo confidato un anno prima ad un caro amico. Pareva capire bene quel che dicevo. Mi conosceva da anni, ormai ascoltava tutto, con una disponibilità sempre adorabile.
Decise a suo modo di aiutarmi ad esaudire la mia fantasia. Una specie di regalo di compleanno. Non in prima persona, no, con lui sarebbe stato davvero improponibile. Un giorno di maggio ricevetti un'email da uno sconosciuto che diceva di essere un collega di Davide. L'uomo scriveva di avermi vista recentemente, una sola volta, di sfuggita, e di essere rimasto affascinato dal mio viso e dal mio modo di fare, che definiva delizioso. Lusinghiero, pareva quasi sincero. E poi i complimenti sono sempre complimenti. Per una single valgono doppio. Per una come me il triplo, almeno. Diceva anche che mi voleva incontrare, se avessi accettato la sua proposta. Voleva pagarmi. Sì, voleva pagarmi perché scopassi con lui. Spiegava, molto serenamente, che mi desiderava moltissimo, e che non aveva mai osato presentare questa sua fantasia a nessuno. Non era mai stato con una puttana e la notte sulla citta si stava facendo vedere, ma desiderava poter ottenere una donna che gli piacesse davvero con i soldi. Per chiederle tutto. Non necessariamente cose strane. Quello che cercava era il potere, lidea, e una complice che accettasse il suo desiderio senza concepirlo come un affronto morale o quantaltro. Laveva trovata, pensai subito, già eccitata allidea, anche se con qualche dubbio da chiarire. Chiamai immediatamente Davide per sapere chi era questo collega. Va bene la fantasia, ma un uomo non desiderabile non lo avrei voluto neanche gratis. Lo ricordai immediatamente dalla descrizione. Lavevo notato anchio, era bello ed intrigante. Alto, snello, capelli rasati e aria un po timida. E mani bellissime, per quanto avessi potuto vedere in quei pochi secondi. In effetti poteva anche non pagarmi ma ero certa che non mi sarebbe mai più capitata unoccasione del genere. Risposi alla email gentilmente, professionale quasi. Scrissi che ero molto onorata dei complimenti che rivolgeva alla mia persona, e che la proposta solleticava unaltrettanto desiderata mia fantasia. Questo doveva averlo saputo dallamico comune, evidentemente, ma lo scrissi lo stesso.
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Aggiunsi che forse era un po buffo essere in due così immersi in questo gioco delle parti, ma non ci vedevo proprio nulla di male, anzi. Lidea mi stuzzicava un sacco, e lui era davvero carino. Proponesse lui data e luogo, era nel gioco. Mio dio, pensai, io devo pensare al compenso. Non ne sapevo nulla. Chiamare gli ex fidanzati per farmi dare una valutazione mi pareva un po patetico e di cattivo gusto... Per fortuna nella sua lettera di risposta scrisse che il compenso da lui deciso sarebbe stato di sicuro adeguato alla prestazione, e che non mi avrebbe delusa. Si aspettava molto da me, certa che lo avrei deliziata a dovere. Date le premesse, per la prima volta in vita credetti di essere in piena ansia da prestazione. Lappuntamento richiesto era per la sera del giorno dopo, nella sua casa in centro a Milano. Preparativi maniacali. Paranoie mai avute. Rilettura veloce del diario di Belle de jour. Consultazione dei siti delle escort... Dio mio, io, così piccola, senza quei chilometri di gambe. Lui però mi aveva visto. E mi voleva. Mi presentai in orario, pronta ed eccitata. Lubrificanti, corde, tutto. Mi aprì il portone, salii le scale ed entrai nellappartamento. Mi offrì da bere un Campari, ci sedemmo sul divano. Fece un cenno per indicare la busta dei soldi, sul tavolo. Mi baciò subito. Mi piacque. Gli chiesi cosa voleva. Disse di spogliarlo e di prenderglielo in bocca. Gli tolsi tutto, lo feci sdraiare a terra sul tappeto, gli divaricai le gambe e mi sedetti di fianco a lui, nuda. Era già eccitato. Aveva un cazzo molto bello, grande e quasi glabro, come piaceva a me. Mi abbassai subito, iniziai a baciarlo accarezzandogli delicatamente le palle, piccole e sode. La lingua scorreva lenta e precisa, la bocca si stringeva il giusto per stimolarlo perfettamente. Aveva un aroma buonissimo, dolce e delicato. Mi teneva forte e i capelli, e con una mano mi strizzava un seno. Dopo poco iniziò rilassato a mugolare. Io continuavo, cercando di farlo gemere il più possibile, chiedendogli di dire tutto quello che sentiva e che voleva. Ansimava, profondo, descriveva tutte le sensazioni che percepiva e sussurrava il mio nome. Allo scorrere della mia lingua sul contorno del glande mi stringeva più forte le tette ed emetteva dei rantolii soffocati. Mi fermò. Si alzò, mi prese e mi baciò sulla bocca, con la lingua rapida e calda. Mi fissò negli occhi, e disse che ero stupenda. Mi accarezzò i capelli lisci, il naso, il collo. Lo riportai a terra e mi sedetti sopra, tenendomi sui piedi, con le ginocchia verso di lui. Presi il cazzo dentro di me, e iniziai a muovermi lentamente sui piedi. Mi alzavo lentamente, fino al limite della lunghezza dellasta, per poi abbassarmi veloce e decisa. Presi quel ritmo e continuai, mentre tenevo una mano tra le sue labbra bagnate e con laltra gli solleticavo un capezzolo. Mi diceva di continuare, chiamandomi piccola puttana. Ah, già.
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Pareva che mille bolle rosse, verdi e turchine ci volassero intorno, forse, erano fatte di sapone, o di cristallo, le aveva preparate il gigante della notte per far sognare i suoi compagni di avventure. Le bolle volavano, sospinte dal vento notturno, mentre lamica del cuore mi stringeva morbidamente tra le sue braccia - Arriveranno i sogni mi diceva. E saranno fatti di stelle, di carrozze tirate da cavalli bianchi, di fate che volano da un capo allaltro del cielo, di calliopi dalle pupille dargento, che cantano al silenzio le loro poesie perdute, accompagnandosi con larpa. - Chi è stato dicevo chi è stato a dipingere di blu profondo ogni cosa? Quale astrale pennello mai ha potuto tanto? - Non è stato un pennello, ma un bacio, dato dal cielo e le sue stelle alla terra amica, come questo Fu allora che la bella posò languidamente le sue labbra sulle mie, facendomi cadere addormentato. Un idrovolante passava luminoso sopra la città, celere e sublime come una stella cadente. E sembrava di galoppare, di galoppare, sì, in sella al cavallo del piacere, verso il meraviglioso corpo di una Venere, dagli occhi socchiusi, le gambe divaricate, aperte, senza alcun velo indosso, la bella femminilità accarezzata dal vento, languida, piacente, liscia, vellutata, pronta per ricevere il suo uomo. E il suo uomo le avrebbe scritto il proprio nome con inchiostro blu, il colore della notte, sul ventre glabro e bianco, poco sotto lombelico, come ricordo dellaccoppiamento fatato celebrato fra le luci della città. Vidi una finestra illuminata. Ve nerano poche, parevano stelle del destino perdute nella notte, accese soltanto per svelare il destino. Dalla finestra si sporse la fata, aveva lunghi capelli turchini, i seni grandi, lasciati quasi completamente nudi dal bellabito di seta, sul capo portava un gran cappello a cono, celeste, decorato di stelle, poteva avere ventanni, le mani e le braccia sue erano lasciate delicatamente scoperte dal bel mantello che portava indosso, e che volava nel vento. Tutti gli occhi e tutti i sospiri della notte erano per lei. Forse, allalba, avrebbe preso il volo, racchiusa in una sfera di cristallo che lavrebbe custodita sino al crepuscolo seguente. La brezza notturna faceva volare forte i suoi lunghi boccoli azzurri, la bella chiamò il suo piccione viaggiatore, e gli affidò un messaggio. Vidi la sua bella mano, dalle dita lunghe e dalle unghie dargento che si posava dolcemente sul suo pube; era per regalarsi il piacere. Sospirava e spargeva allintorno la sua voce suadente come quella di unarpa, i suoi versi di perla vagavano nelloblio della città, erano fatti per annunziare il suo orgasmo e destare quello dei fortunati auditori. Io dormivo, eppur vivevo e sognavo di tutte queste sensazioni.
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Sentii che stava per cedere, mi staccai e lo baciai sul petto e sul culo glabro. Gli porsi la mia schiena, la leccò tutta, toccandomi le tette dure. Si avvicinò un po stordito, chiese timidamente il permesso e mi penetrò dietro, lentamente. Cercava quello stretto necessario che davanti ormai non poteva più trovare, ero eccitatissima anchio. Si muoveva piano, sentiva che stava per venire e il suo cazzo era sensibilissimo ad ogni minimo movimento. Mi disse di stare immobile, si muoveva lui, e spesso si fermava. Uscì, si ributtò a terra. Disse che voleva venirmi dentro, nella vagina, legato ad una poltrona. Si sedette allora su unantica poltrona di legno, ricoperta in velluto rosso. Presi una corda e gli legai le mani dietro lo schienale, e poi passai unaltra corda intorno alla sua pancia, non troppo stretta. Seduta di fronte a lui ricominciai a baciargli il cazzo con decisione, mentre con il pollice destro gli penetravo il culo. Dopo un paio di minuti mi staccai. Lo accarezzai con un piede, su tutto il corpo. Glielo misi tra le labbra, lo leccò. Poi mi sedetti su di lui, dandogli la schiena, e mi feci entrare dentro il suo pene esausto, stringendo il più forte possibile. Iniziai a muovermi lenta, poi accelerai, scendendo con colpi decisi verso il suo pube. Volevo sentirlo urlare. Ci volle poco. Urlò fortissimo, straziato, a lungo, mentre mi riempiva col suo sperma denso. Restai immobile per qualche minuto, affaticata. Mi staccai. Lui giaceva sudato, con la testa abbandonata allindietro, le labbra aperte. Era stupendo. Mi avvicinai, lo baciai dolcemente sulle guance e gli carezzai la testa rasata. Slegai le corde. Iniziai a rivestirmi. Dovevo prendere i soldi e andare via. Non avrei voluto. Ma era il gioco. Ero già alle scarpe. Mi chiamò per nome, e mi ordinò di spogliarmi di nuovo e di sdraiarmi sul letto. Tocca a te, ora, piccola meraviglia mi disse sorridendo. Ricambiai il sorriso, quasi imbarazzata, e mi avviai di nuovo nuda verso il materasso. Fu bellissimo. Rientrai a casa di notte, con la busta tra le mani, stranita e confusa. Valevo parecchio, sembrava... Dopo qualche giorno mi propose di incontrarlo nuovamente. Accettai, ma non fummo più capaci di reggere il gioco che ci aveva fatti incontrare. Non ce nera più bisogno.
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Postato: 01.04.06 09:56