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13.04.06

Sessione di studio

Mi rimiro allo specchio, sono una bella donna, i capelli neri, lunghi, legati con una coda dietro la nuca, ho una terza di seno che sta ancora su da solo, gambe lunghe e ben tornite che terminano con un sedere sodo e rotondo che faceva impazzire mio marito.

Le mie labbra sono rosse e carnose, i miei occhi neri sono grandi e mi danno un’aria giovanile. Smetto di guardarmi allo specchio, spengo l’aspirapolvere e do una sistemata alla stanza. Lo schermo del computer è acceso, Carmine lo ha dimenticato acceso, solitamente è spento e protetto da password, mi siedo alla scrivania, sul desktop mio figlio ha messo una donna nuda con il seno enorme. Il pc è ancora collegato ad internet, giro un po’ per il web, finisco di leggere le notizie sul sito di libero e sto per spengere, mi viene da curiosare nelle cartelle presenti sul disco : musica, film scaricati e una cartella denominata XXX. Apro la cartella, ci sono circa una migliaia di filmati, apro il primo : una bionda col seno esagerato viene cavalcata da un negro con un uccello gigantesco, altri tre uomini di colore le sbattono letteralmente i piselli sulla faccia, lei cerca di infilarseli nella sua bocca sbafata di rossetto. Ne apro un altro, una ragazza castana è sdraiata su un lettino da ginecologo, le gambe aperte poggiate sulle staffe, il medico, rigorosamente in mascherina bianca, le sta piantando tutto l’avambraccio nel culo. Mio figlio è un piccolo depravato, con curiosità ed un pizzico di eccitazione apro un altro filmato : inorridisco, sono io nel bagno mentre mi sto lavando, il filmato è sgranato e poco chiaro. Ne apro un altro con il cuore che aumenta i battiti, ci sono io al bagno mentre mi depilo la fica, che cosa è saltato in mente a mio figlio. Apro le sue mail, ci sono messaggi dei suoi amici, poi la mia attenzione viene catturata da una cartella con su scritto il mio nome, le mail provengono da vari nick, ne apro una, leggo : “complimenti, la tua mamma è proprio una gran bella fica, mi sono masturbato guardandola mentre si depila, ho schizzato sullo schermo tutta la mia sborra….mandami altri filmati di quella troia..” Un'altra : “Come ho goduto a guardare quella troia di tua madre mentre si fa la doccia…..gli leccherei tutta quella ficona larga…..aspetto altri tuoi filmati….”. Sono costernata, mio figlio mi riprende di nascosto e manda i miei filmati su internet. Apro altre mail, i suoi amici telematici gli mandano i loro filmati, ne apro uno, c’è una coppia, evidentemente la madre ed il padre di qualcuno che scopano nel loro letto, la telecamera è stata piazzata ai piedi del letto, si vede il cazzo dell’uomo, grosso e duro che stantuffa nella fica dell’ignara signora.

Stento a credere ai miei occhi, nell’oggetto di una mail c’è scritto : “Io ed i miei genitori…”. Apro il filmato, le immagini sono chiare anche se di piccolo formato : c’è un ragazzo dell’età di mio figlio che si sta facendo spompinare da una signora riccia di una 45ina di anni, lei viene scopata da dietro da un uomo che deve essere il padre del ragazzo, poi i ruoli si invertono, il figlio si scopa la madre mentre l’uomo piazza in bocca alla moglie il suo tarello, alla fine le vengono in faccia imbrattandola di sborra, l’ultima immagine la signora si avvicina alla telecamera e saluta mio figlio : “ciao Carmine, spero che anche tu abbia sborrato…… mi sono sditalinata a guardare le immagini di tua madre…chissà un giorno…”, schiocca un bacio e il filmato si interrompe. Mi alzo con le gambe che mi tremano, ho un certo languore tra le gambe, che il filmato mi abbia eccitato, ma sono anche arrabbiata con mio figlio, come si è permesso, ah mi sentirà pomeriggio. Esco di casa a fare la spesa, ancora scossa da quanto ho visto, un signore mi squadra il culo, gli lancio un occhiataccia, compro zucchine e vitella, le preferite di Carmine. Entro in casa e vado al bagno, seduta sulla tazza mi chiedo dove possa essere stata messa la telecamera, sul mobiletto del bagno, in alto, c’è una scatola, deve essere lì. Mi comporto in modo inaspettato, vado in cucina, prendo una zucchina e vado in bagno. Mi seggo sul bordo della vasca, alzo la mia gonna, con la mano mi carezzo dalla stoffa delle mutandine, la mia fica si bagna immediatamente. Scosto le mutandine mettendo in mostra la mia fica rasata ed umida, mi infilo la zucchina tutta in bocca cercando di bagnarla per bene, la insalivo con la lingua. Dirigo l’ortaggio verso la mia fica, sono anni che non mi masturbo, la zucchina mi scivola dentro, il calore mi avvolge, muovo la mia mano velocemente mentre con l’altra mi tocco il clitoride. Vengo come una fontana come da anni non facevo, urlo e gemo per alcuni minuti mentre le gambe si contraggono negli spasmi dell’orgasmo. Preparo il pranzo, Carmine arriva affamato, assaggia la carne e scappa al bagno, lo vedo uscire furtivo e chiudersi in camera sua. Esce dalla sua stanza dopo 10 minuti, la sua erezione è evidente, io faccio finta di nulla, lui mangia distratto, lo sorprendo a guardarmi il seno un paio di volte a tavola, quando mi alzo mi rimira il culo, il piccolo porco ha voglia di me. Esce di casa verso le tre del pomeriggio dicendomi che va a prendere alcuni suoi amici che studieranno con lui nel pomeriggio. Io mi metto un po’ a letto, ripenso a quello che ho fatto, la mia mano scende verso l’inguine, le mie dita frugano nella fica, mi bagno ancora, mi sdraio di lato, scosto il filo del perizoma, mi lecco le dita. Assaggio con le dita il mio buchino, a mio marito faceva impazzire infilarmi le dita nel culo mentre io mi tenevo la natiche allargate con le mani. Infilo un dito nel mio ano, è ancora elastico, un brivido mi percorre il corpo, muovo le mie dita nel culo, il mio clitoride è tormentato dall’altra mano.

Vengo ancora, strillo e mi addormento. Vengo svegliata dal campanello, apro, mio figlio si presenta con i suoi compagni di scuola, hanno quasi tutti la sue età : Marco alto e muscoloso, Andrea magro e bassino, Giorgio alto e cicciotello. Li faccio entrare, gli chiedo se vogliono qualcosa e loro accettano il mio caffè, indosso la mia vestaglia celeste, sono scalza e scarmigliata ma sento i loro sguardi posati sul mio culo quando mi dirigo verso la cucina. Preparo il caffé e mi sento un po’ troia, il sapere che persone sconosciute si sono masturbate ed eccitate guardando le mie immagini mi fa bagnare la fica, mi scosto i bordi della vestaglia e mi tocco la fessura, sono bagnata ed eccitata. Mi pettino ed indosso una gonna grigia con lo spacco ed una camicetta azzurra, non indosso il reggiseno. La camicetta mi stringe i seni, li osservo prominenti che traspaiono dalla stoffa, i miei capezzoli sono turgidi. Sento il caffé che esce, non indosso scarpe, le unghie dei piedi smaltate di nero sono eccitanti. Verso il caffé nelle tazzine e le porto agli ospiti, mi chino a poggiare il vassoio sul tavolo, mi fissano le tette, mi siedo con loro sorseggiando il caffè, lo spacco della gonna scopre le mie gambe. Finiscono il caffè, Marco mi chiede se può fumare, gli dico di si, si accende una marlboro e gli chiedo se mi fa fare un tiro. Mi metto la sigaretta in bocca come l’ultima delle troie sistemandomi sul divano in modo di scoprire più gambe possibili. Carmine mi guarda con voglia, lo vedo dai suoi occhi assorti su di me. Mi ringraziano e vanno nella stanza di mio figlio, li sento parlottare e ridacchiare tra di loro, poi il silenzio. Io guardo la Tv a volume basso. Andrea esce dalla camera di Carmine, il bozzo all’altezza dell’inguine mi fa intuire che quel porco di mio figlio ha fatto vedere ai suoi amici il mio filmato. Andrea mi guarda fuggevolmente, arrossisce ed entra al bagno, ne esce dopo dieci minuti, il bozzo non c’è più, il porco si è masturbato. Entro nel bagno, sento l’odore di sperma, mi eccito. Entro all’improvviso nella stanza di Carmine, lui si affretta a chiudere le finestre aperte sul computer, i suoi amici sono tutti seduti intorno al pc. Chiedo una sigaretta a Marco, Giorgio mi guarda adorante, le loro patte sono tese, sono eccitati, mi fermo a fumare la sigaretta con loro e chiedo cosa stanno facendo, Carmine prontamente mi dice che stanno facendo una ricerca in internet, gli chiedo di farmi un po’ di posto sulla sedia mentre fumo. Sedendomi mi appoggio con una mano sulla coscia di Marco, pericolosamente vicino l’inguine, la gonna si tira molto su, ho le gambe scoperte fin quasi alle natiche, resto così mentre Carmine fa finta di cercare in internet siti che riguardano la seconda guerra mondiale. Mi sento gli sguardi dei ragazzi addosso, sono umida tra le gambe, Carmine accanto a me trema eccitato, poso la mia mano sulla sua gamba, gli chiedo cos’ha. Mentre lui mi risponde arrossendo la mia mano gli sfiora il pacco, lui si interrompe inebetito.

Sento il suo cazzo sussultare al mio tocco :”Ti fa quest’effetto la guerra ?... “. Lui balbetta qualcosa, afferro il mouse e ingrandisco il task ridotto ad icona, il fermo immagine mi ritrae a gambe larghe sulla vasca da bagno, la zucchina ben piantata nella mia fica. Il gelo, i tre amici di Carmine non fiatano. “Cos’è quello ?....non mi sembra un carroarmato…né un cannone….mhhh non capisco”. Lentamente gli sto tirando giù la zip, lui mi lascia fare paralizzato. Mio figlio ha un cazzo lungo e duro, il mio piccolo è un bell’ometto, la mia mano scorre sull’asta turgida. I suoi amici osservano la scena a bocca aperta. Lo masturbo stringendogli l’uccello, lui mi farfuglia qualcosa ma è incomprensibile. Ora sono la sua mamma troia, la puttana che lui ha esposto in internet ! Mi inginocchio dinanzi la sua sedia, saggio il suo sapore con la lingua, ha il cazzo profumato il mio ragazzo, lo lecco tutto, la mia lingua gli scorre lungo tutta l’asta, i mie colpi di lingua sulla cappella rossa fanno fremere l’uccello di mio figlio. Marco si sta masturbando, la mia mano gli afferra l’uccello corto e tozzo, Andrea e Giorgio si affrettano a sfilarsi i calzoni, Giorgio ha un mostro tra le gambe, trenta centimetri di carne dura per questa mamma troia. Inizio a spompinare tutti, metto in bocca il cazz o di Giorgio, o quello che riesco a prendere, poi passo ad Andrea mio figlio e Marco. Sono tutti e quattro di fronte a me, seduti con i loro cazzi duri, mi tiro su la gonna, mi sfilo le mutandine, mi sbottono la camicetta mostrandogli le mie tette, a gambe larghe sul pavimento mi strizzo i capezzoli. Loro si masturbano guardandomi, il mio viso è rosso. Marco è il primo a venire, si alza per andare a schizzare al bagno, è timido il ragazzetto. “Schizzami sul viso…..”, gli chiedo con la voce roca dall’eccitazione.
Sento il suo schizzo colpirmi il viso, con la lingua ne assaggio un po’. “Mamma…?”, Carmine mi sta porgendo il suo cazzo, me lo infilo in bocca e me lo faccio sborrare in gola, lui mi carezza la testa mentre viene nella bocca della sua mamma. Giorgio si sdraia accanto a me, mi metto a cavalcioni su di lui, il suo grande cazzone fa fatica ad entrarmi nella fica, con la mano raccolgo lo sperma che ho in viso. Mi ungo con la sborra di Marco la fessura, Giorgio ora mi scivola dentro, sento le pareti della fica dilatarsi all’ingresso del suo uccello, comincio a cavalcarlo, lui mi tiene i fianchi, mi stringe il seno, Andrea mi sta sditalinando il buco del culo, vengo sul cazzo di Giorgio, i miei umori gli bagnano l’asta ancora dura infilata nel mio ventre. Vedo Carmine che mi sta riprendendo ora, ha la telecamera accesa, sta facendo un filmino alla sua mamma puttana, Andrea mi entra nel culo, senza esperienza mi fa male, stringo i denti e resisto, si comincia a muovere al mio ritmo, i due uccelli mi riempiono le budella, il calore che mi sale dalla fica, dal culo, mi fanno impazzire, lecco l’uccello di mio figlio mentre mi riprende. Sento il fiotto di sborra nella fica, Giorgio grida mentre mi viene dentro, Andrea mi irrora l’intestino con il suo sperma caldo, in mezzo alle gambe sono un lago, Carmine stavolta mi sborra sulle tette, lecco le sue ultime gocce.

Postato: 19:16

01.04.06

Purtroppo, forse.

Quel desiderio l'avevo confidato un anno prima ad un caro amico. Pareva capire bene quel che dicevo. Mi conosceva da anni, ormai ascoltava tutto, con una disponibilità sempre adorabile.

Decise a suo modo di aiutarmi ad esaudire la mia fantasia. Una specie di regalo di compleanno. Non in prima persona, no, con lui sarebbe stato davvero improponibile. Un giorno di maggio ricevetti un'email da uno sconosciuto che diceva di essere un collega di Davide. L'uomo scriveva di avermi vista recentemente, una sola volta, di sfuggita, e di essere rimasto affascinato dal mio viso e dal mio modo di fare, che definiva “delizioso”. Lusinghiero, pareva quasi sincero. E poi i complimenti sono sempre complimenti. Per una single valgono doppio. Per una come me il triplo, almeno. Diceva anche che mi voleva incontrare, se avessi accettato la sua proposta. Voleva pagarmi. Sì, voleva pagarmi perché scopassi con lui. Spiegava, molto serenamente, che mi desiderava moltissimo, e che non aveva mai osato presentare questa sua fantasia a nessuno. Non era mai stato con una puttana e la notte sulla citta si stava facendo vedere, ma desiderava poter ottenere una donna che gli piacesse davvero con i soldi. Per chiederle tutto. Non necessariamente cose strane. Quello che cercava era il potere, l’idea, e una complice che accettasse il suo desiderio senza concepirlo come un affronto morale o quant’altro. L’aveva trovata, pensai subito, già eccitata all’idea, anche se con qualche dubbio da chiarire. Chiamai immediatamente Davide per sapere chi era questo collega. Va bene la fantasia, ma un uomo non desiderabile non lo avrei voluto neanche gratis. Lo ricordai immediatamente dalla descrizione. L’avevo notato anch’io, era bello ed intrigante. Alto, snello, capelli rasati e aria un po’ timida. E mani bellissime, per quanto avessi potuto vedere in quei pochi secondi. In effetti poteva anche non pagarmi…ma ero certa che non mi sarebbe mai più capitata un’occasione del genere. Risposi alla email gentilmente, professionale quasi. Scrissi che ero molto onorata dei complimenti che rivolgeva alla mia persona, e che la proposta solleticava un’altrettanto desiderata mia fantasia. Questo doveva averlo saputo dall’amico comune, evidentemente, ma lo scrissi lo stesso.

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Aggiunsi che forse era un po’ buffo essere in due così immersi in questo gioco delle parti, ma non ci vedevo proprio nulla di male, anzi. L’idea mi stuzzicava un sacco, e lui era davvero carino. Proponesse lui data e luogo, era nel gioco. Mio dio, pensai, io devo pensare al compenso. Non ne sapevo nulla. Chiamare gli ex fidanzati per farmi dare una valutazione mi pareva un po’ patetico e di cattivo gusto... Per fortuna nella sua lettera di risposta scrisse che il compenso da lui deciso sarebbe stato di sicuro adeguato alla prestazione, e che non mi avrebbe delusa. Si aspettava molto da me, certa che lo avrei deliziata a dovere. Date le premesse, per la prima volta in vita credetti di essere in piena ansia da prestazione. L’appuntamento richiesto era per la sera del giorno dopo, nella sua casa in centro a Milano. Preparativi maniacali. Paranoie mai avute. Rilettura veloce del diario di Belle de jour. Consultazione dei siti delle escort... Dio mio, io, così piccola, senza quei chilometri di gambe. Lui però mi aveva visto. E mi voleva. Mi presentai in orario, pronta ed eccitata. Lubrificanti, corde, tutto. Mi aprì il portone, salii le scale ed entrai nell’appartamento. Mi offrì da bere un Campari, ci sedemmo sul divano. Fece un cenno per indicare la busta dei soldi, sul tavolo. Mi baciò subito. Mi piacque. Gli chiesi cosa voleva. Disse di spogliarlo e di prenderglielo in bocca. Gli tolsi tutto, lo feci sdraiare a terra sul tappeto, gli divaricai le gambe e mi sedetti di fianco a lui, nuda. Era già eccitato. Aveva un cazzo molto bello, grande e quasi glabro, come piaceva a me. Mi abbassai subito, iniziai a baciarlo accarezzandogli delicatamente le palle, piccole e sode. La lingua scorreva lenta e precisa, la bocca si stringeva il giusto per stimolarlo perfettamente. Aveva un aroma buonissimo, dolce e delicato. Mi teneva forte e i capelli, e con una mano mi strizzava un seno. Dopo poco iniziò rilassato a mugolare. Io continuavo, cercando di farlo gemere il più possibile, chiedendogli di dire tutto quello che sentiva e che voleva. Ansimava, profondo, descriveva tutte le sensazioni che percepiva e sussurrava il mio nome. Allo scorrere della mia lingua sul contorno del glande mi stringeva più forte le tette ed emetteva dei rantolii soffocati. Mi fermò. Si alzò, mi prese e mi baciò sulla bocca, con la lingua rapida e calda. Mi fissò negli occhi, e disse che ero stupenda. Mi accarezzò i capelli lisci, il naso, il collo. Lo riportai a terra e mi sedetti sopra, tenendomi sui piedi, con le ginocchia verso di lui. Presi il cazzo dentro di me, e iniziai a muovermi lentamente sui piedi. Mi alzavo lentamente, fino al limite della lunghezza dell’asta, per poi abbassarmi veloce e decisa. Presi quel ritmo e continuai, mentre tenevo una mano tra le sue labbra bagnate e con l’altra gli solleticavo un capezzolo. Mi diceva di continuare, chiamandomi ‘piccola puttana’. Ah, già.

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Pareva che mille bolle rosse, verdi e turchine ci volassero intorno, forse, erano fatte di sapone, o di cristallo, le aveva preparate il gigante della notte per far sognare i suoi compagni di avventure. Le bolle volavano, sospinte dal vento notturno, mentre l’amica del cuore mi stringeva morbidamente tra le sue braccia… - Arriveranno i sogni – mi diceva. – E saranno fatti di stelle, di carrozze tirate da cavalli bianchi, di fate che volano da un capo all’altro del cielo, di calliopi dalle pupille d’argento, che cantano al silenzio le loro poesie perdute, accompagnandosi con l’arpa. - Chi è stato – dicevo – chi è stato a dipingere di blu profondo ogni cosa? Quale astrale pennello mai ha potuto tanto? - Non è stato un pennello, ma un bacio, dato dal cielo e le sue stelle alla terra amica, come questo… Fu allora che la bella posò languidamente le sue labbra sulle mie, facendomi cadere addormentato. Un idrovolante passava luminoso sopra la città, celere e sublime come una stella cadente. E sembrava di galoppare, di galoppare, sì, in sella al cavallo del piacere, verso il meraviglioso corpo di una Venere, dagli occhi socchiusi, le gambe divaricate, aperte, senza alcun velo indosso, la bella femminilità accarezzata dal vento, languida, piacente, liscia, vellutata, pronta per ricevere il suo uomo. E il suo uomo le avrebbe scritto il proprio nome con inchiostro blu, il colore della notte, sul ventre glabro e bianco, poco sotto l’ombelico, come ricordo dell’accoppiamento fatato celebrato fra le luci della città. Vidi una finestra illuminata. Ve n’erano poche, parevano stelle del destino perdute nella notte, accese soltanto per svelare il destino. Dalla finestra si sporse la fata, aveva lunghi capelli turchini, i seni grandi, lasciati quasi completamente nudi dal bell’abito di seta, sul capo portava un gran cappello a cono, celeste, decorato di stelle, poteva avere vent’anni, le mani e le braccia sue erano lasciate delicatamente scoperte dal bel mantello che portava indosso, e che volava nel vento. Tutti gli occhi e tutti i sospiri della notte erano per lei. Forse, all’alba, avrebbe preso il volo, racchiusa in una sfera di cristallo che l’avrebbe custodita sino al crepuscolo seguente. La brezza notturna faceva volare forte i suoi lunghi boccoli azzurri, la bella chiamò il suo piccione viaggiatore, e gli affidò un messaggio. Vidi la sua bella mano, dalle dita lunghe e dalle unghie d’argento che si posava dolcemente sul suo pube; era per regalarsi il piacere. Sospirava e spargeva all’intorno la sua voce suadente come quella di un’arpa, i suoi versi di perla vagavano nell’oblio della città, erano fatti per annunziare il suo orgasmo e destare quello dei fortunati auditori. Io dormivo, eppur vivevo e sognavo di tutte queste sensazioni.

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Sentii che stava per cedere, mi staccai e lo baciai sul petto e sul culo glabro. Gli porsi la mia schiena, la leccò tutta, toccandomi le tette dure. Si avvicinò un po’ stordito, chiese timidamente il permesso e mi penetrò dietro, lentamente. Cercava quello stretto necessario che davanti ormai non poteva più trovare, ero eccitatissima anch’io. Si muoveva piano, sentiva che stava per venire e il suo cazzo era sensibilissimo ad ogni minimo movimento. Mi disse di stare immobile, si muoveva lui, e spesso si fermava. Uscì, si ributtò a terra. Disse che voleva venirmi dentro, nella vagina, legato ad una poltrona. Si sedette allora su un’antica poltrona di legno, ricoperta in velluto rosso. Presi una corda e gli legai le mani dietro lo schienale, e poi passai un’altra corda intorno alla sua pancia, non troppo stretta. Seduta di fronte a lui ricominciai a baciargli il cazzo con decisione, mentre con il pollice destro gli penetravo il culo. Dopo un paio di minuti mi staccai. Lo accarezzai con un piede, su tutto il corpo. Glielo misi tra le labbra, lo leccò. Poi mi sedetti su di lui, dandogli la schiena, e mi feci entrare dentro il suo pene esausto, stringendo il più forte possibile. Iniziai a muovermi lenta, poi accelerai, scendendo con colpi decisi verso il suo pube. Volevo sentirlo urlare. Ci volle poco. Urlò fortissimo, straziato, a lungo, mentre mi riempiva col suo sperma denso. Restai immobile per qualche minuto, affaticata. Mi staccai. Lui giaceva sudato, con la testa abbandonata all’indietro, le labbra aperte. Era stupendo. Mi avvicinai, lo baciai dolcemente sulle guance e gli carezzai la testa rasata. Slegai le corde. Iniziai a rivestirmi. Dovevo prendere i soldi e andare via. Non avrei voluto. Ma era il gioco. Ero già alle scarpe. Mi chiamò per nome, e mi ordinò di spogliarmi di nuovo e di sdraiarmi sul letto. “Tocca a te, ora, piccola meraviglia” mi disse sorridendo. Ricambiai il sorriso, quasi imbarazzata, e mi avviai di nuovo nuda verso il materasso. Fu bellissimo. Rientrai a casa di notte, con la busta tra le mani, stranita e confusa. Valevo parecchio, sembrava... Dopo qualche giorno mi propose di incontrarlo nuovamente. Accettai, ma non fummo più capaci di reggere il gioco che ci aveva fatti incontrare. Non ce n’era più bisogno.

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Postato: 09:56

Diciottenni un po Lesbiche in Mutandine si toccano le Tettine e si fanno Ditalini. Culetti e Fighette adatti al Sesso Anale e al Sesso Orale