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08.04.05
Evoluzione e Progressi
La mia evoluzione sessuale procedeva stupendamente, con la collaborazione, anzi sotto la guida di Annette, che utilizzava ogni occasione per accrescere le mie conoscenze in quella materia. Era una maestra infaticabile, preparata e molto, molto paziente.
Io continuavo comunque a spiare le mie donne, come ero solito chiamare tutti i componenti di sesso femminile della mia famiglia. Era uno scenario di grande pregio.una più interessante dellaltra. Ma la svolta, incredibile, totale, si verificò a causa di un evento davvero straordinario, che sconvolse, in maniera definitiva, la vita di tutta la famiglia. Mia madre annunciò alla famiglia che sarebbe dovuta partire per la presentazione della nuova collezione estiva del suo ateliér. Lagenzia di pubblicità che da sempre curava limmagine dellazienda aveva suggerito di realizzare un servizio fotografico in un paradiso della Polinesia. Mio padre, allora, lanciò unidea che sulle prime apparve irrealizzabile, ma che poi si rivelò entusiasmante. Che ne pensate ci chiese un giorno, mentre eravamo tutti a pranzo se accompagnassimo tutti Mireille ? Del resto lei dovrebbe restare lontana da noi per molto tempo e questo penso che dispiacerà a tutti. Poi saperla così lontana, dallaltra parte del mondo, è una cosa che mi crea grande angoscia. Una soluzione potrebbe essere quella di andare con lei, ma poi mi creerebbe angoscia il restare tanto tempo lontano da voi. Su, coraggio, facciamo un bel consiglio di famiglia e mettiamo ai voti la proposta. La nonna Sophie, con il suo solito senso pratico, eccepì che i costi, non solo del trasferimento, ma anche del soggiorno di tutta la famiglia, così lontano e per tanto tempo, non sarebbero stati poi tanto esigui. Mio padre rispose che aveva previsto anche questo, sia per motivi di risparmio, anche se le condizioni finanziarie della famiglia certamente consentivano largamente qualsiasi esborso per una vacanza, anche lunga ed anche in capo al mondo, sia perché era da tanto che avrebbe voluto visitare la Polinesia e quindi avrebbe provveduto a noleggiare una barca, grande e confortevole, in modo da poter comodamente ospitare tutti noi .
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Dopo alcuni attimi di silenzio, parve che la proposta, dapprima accolta con perplessità, avesse riscosso il gradimento di tutti. Se ne discusse ancora, ma mio padre aveva una risposta pronta per ogni obiezione mossa da parte degli altri. Alla fine tutti accondiscesero; persino mio nonno, che amava la vita comoda, espresse parere positivo, a condizione che gli lasciassero portare con sé la sua pipa, i suoi libri e, naturalmente, la nonna Sophie. Avevamo circa due mesi di tempo per prepararci a questa vacanza, che sarebbe durata allincirca un mese, coincidente con le vacanze scolastiche. Soltanto la zia Juliette era perplessa, perché non aveva mai lasciato soli i suoi pazienti per tanto tempo. Ma chiese ad un suo amico e collega, il quale accettò di buon grado, di sostituirla durante la sua assenza. Grazie alla puntigliosa organizzazione di mio padre, tutto fu pronto, minuziosamente pianificato e, finalmente, giunse il giorno della partenza. Un viaggio nei mari del sud ! Ragazzi, una cosa da sballo. Ero emozionantissimo. In realtà una strana eccitazione serpeggiava in casa: piuttosto che una villa, sembrava un formicaio, nel quale le operaie andavano e venivano incessantemente. Nessuno mi dava retta, neanche la piccola Annette, la quale era indaffarata come le altre a chiudere valigie e borsoni e ad ammonticchiarli nel portico. La mole del bagaglio era davvero notevole, sebbene mio padre avesse più volte raccomandato di non portare molta roba, dato che in una barca lo spazio è notoriamente limitato. Un furgone noleggiato per loccasione ci portò allaeroporto, dove ci ricongiungemmo con tutta la squadra della casa di moda, con le indossatrici, con i fotografi e i cineoperatori dellagenzia pubblicitaria. Praticamente avevamo laereo tutto per noi. Dopo circa sedici ore di volo e due scali tecnici, finalmente apparve sotto lala dellaereo la sagoma di unisola verdissima, circondata da una mare blu che in prossimità della spiaggia assumeva un colore verde smeraldo chiarissimo. Wow, finalmente eravamo a Papeete.
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Solita virata dellaereo per imbroccare la pista ed eccoci in Polinesia. Non mi sembrava vero, solo ieri ero a Parigi! Il gruppo di famiglia, riunito come una comitiva guidata da un tour operator, scese compatto la scaletta dellaereo. Ci immergemmo nellaria umida e ricca di profumi e giunti a terra venimmo accolti da un comitato di polinesiane e polinesiani che ci posero al collo le consuete ghirlande di fiori profumati. Notai che mentre gli uomini erano molto robusti, le donne erano bene in carne, con poco seno, ma con dei fianchi generosissimi. Comunque tutti simpatici, sorridenti ed accoglienti. Un autobus della compagnia aerea accompagnò il gruppo dellatélier in albergo e condusse noi di famiglia al porto, dove era già pronta ed attrezzata la barca noleggiata da mio padre. Al porto ebbi la mia prima positiva sorpresa: la barca, come continuavo a chiamarla, era piuttosto un panfilo enorme e modernissimo. Io fui il primo a salirvi su. Dopo aver caricato i bagagli e destinate le cabine a tutti i passeggeri (feci in modo che la mia cabina fosse vicina a quella di Annette, anche se era inevitabile che la condividesse con Edith), cominciammo ad ispezionare limbarcazione. Mio padre, esperto marinaio (era stato ufficiale di marina), ed ovviamente capitano della nave, mi fece notare che la barca era dotata di tutti i più moderni sistemi di guida. Motori turbodiesel, sistemi automatici di rilevazione GPS, Loren, radar, insomma non ci si poteva perdere. Sugli schermi della plancia apparivano i profili delle coste con le profondità del fondo. Io venni nominato secondo ufficiale, addetto alla rotta. Mia madre, infaticabile come sempre, andò subito a raggiungere la squadra dellatélier per cominciare ad organizzare il servizio pubblicitario e il resto della famiglia cominciò a prendere dimestichezza con la barca e poi con i luoghi che ci ospitavano.
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